10 giu 2026

Recensione "Due cuori in corsia" di Lucrezia Lionetti

Mi chiedo sempre quanto le aspettative che ci facciamo su un libro, poi influenzino il nostro giudizio finale una volta terminata la lettura. E quanto il carattere dei protagonisti ci faccia poi empatizzare con loro e con le loro storie. Nel mio caso, con la lettura di "Due cuori in corsia" entrambi questi aspetti hanno influenzato parecchio la mia lettura e, con essa, anche il mio giudizio (purtroppo) negativo.



Titolo: Due cuori in corsia
Autore: Lucrezia Lionetti
Casa editrice: Cheope Edizioni
Data di pubblicazione: 3 Marzo 2026
Pagine: 435 p.
Genere: #ContemporaryRomance, #MedicalRomance, #NewAdult
Tropes: #SheFellFirst, #SlowBurn, #EmotionalScars
Ratings: ⭐⭐,5
Spicy: 🌶️🌶️🌶️
Trigger Warning: Nel presente volume sono presenti scene di autolesionismo che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni lettori.

Trama: Evelyn e Stephen condividono lo stesso sogno: indossare un camice e fare la differenza.
Durante l'ultimo anno di università, quel sogno prende forma ed entrambi ottengono l'opportunità di lavorare in corsia, entrando in un mondo che mette alla prova ogni certezza.
Tra turni estenuanti, scelte difficili e silenzi carichi di significato, si ritrovano a lavorare fianco a fianco, più vicini di quanto non siano mai stati.
Ma la vicinanza, quando è inevitabile, può diventare pericolosa.
Evelyn ha imparato a resistere, anche quando tutto sembra sul punto di crollare.
Stephen si rifugia nella perfezione per non lasciarsi travolgere.
Due modi diversi di affrontare la paura. Due fragilità che si sfiorano senza mai dichiararsi.
Si conoscono da anni, eppure è solo ora che iniziano a vedersi davvero.
E quando i confini tra ciò che è giusto e ciò che è necessario iniziano a confondersi, Evelyn e Stephen dovranno decidere se proteggere se stessi o rischiare tutto per un sentimento che potrebbe cambiare ogni cosa.

Recensione: "Due cuori in corsia" ci viene presentato come medical romance, e anche dal titolo possiamo intuire questa cosa. La componente medica risulta però meno centrale di quanto il genere lasci intendere. Le scene in ospedale sono veramente pochissime, poco dettagliate e per lo più concentrate nella seconda metà del libro. Un'altra cosa che mi è subito saltata all'occhio, è che i protagonisti, nonostante siano specializzandi in medicina, non fanno orari da specializzandi in medicina. Spesso si nota che alle 15-16 terminano il turno, e durante tutto l'arco narrativo non capita mai di vederli lavorare sui turni notturni o nei weekend, cosa decisamente poco realistica.

Un altro aspetto che mi ha fatto storcere un po' il naso è che, a un certo punto, viene detto che i protagonisti vivono e lavorano a New York, ma finché non me lo sono trovato scritto, io ero convinta che la storia si stesse svolgendo in una città più piccola, e non in una metropoli. Dal loro modo di vivere, si percepisce pochissimo la frenesia di New York. Ho pensato che potessero trovarsi nei quartieri più periferici, ma quando viene nominato il New York General Hospital e Central Park, capisco che ci troviamo in piena Manhattan.

Il blocco più grande, però, l'ho avuto nei confronti dei due protagonisti, Evelyn e Stephen.

Ho trovato Stephen costruito su tratti molto spigolosi - arroganza, presunzione e una certa tendenza al narcisismo - che faticano a lasciare spazio all'empatia del lettore. Durante il corso della storia, prevale molto questo lato del suo carattere, cosa che non me l'ha fatto apprezzare affatto. Solo verso la fine noto una sorta di ammorbidimento e redenzione, ma nulla che mi abbia fatto cambiare la mia idea su di lui.

Evelyn l'ho trovata spesso un po' vittima, delle situazioni e della vita in generale. Ha un passato particolare e molto doloroso, ma la vediamo comunque provare a rialzarsi e a lottare per riprendersi in mano la sua vita. Ma ogni volta che qualcosa non va come si aspetta, tende all'auto-commiserazione e all'auto-sabotaggio, cosa che in un passaggio riconosce lei stessa.

Sia Evelyn che Stephen nei confronti dei problemi e delle difficoltà, tendono a fuggire e a non affrontarle a viso aperto. Nelle dinamiche conflittuali tra loro emerge una certa immaturità emotiva, che stride con l'età e il contesto professionale dei personaggi (soprattutto per quanto riguarda Stephen).

Nonostante la mia antipatia per loro (elemento estremamente personale del mio giudizio), il loro rapporto è ben costruito nella prima metà del libro: si capisce che sono amici oltre che colleghi e compagni di corso. Stephen apprezza la compagnia di Evelyn anche se sembra non averla mai considerata più di tanto. Evelyn, invece, non nasconde a nessuno la sua ossessione per Stephen al punto che solo lui sembra non aver capito quanto lei sia innamorata di lui. Nel momento in cui tra loro inizia a nascere qualcosa, però, lo slow burn viene preso e accantonato del tutto. Mi è parso che, in alcune scene, nonostante Stephen provasse con le parole a far capire a Evelyn quanto lei fosse diventata importante per lui, nei fatti lui cercasse da lei solo la fisicità del rapporto.

Ora, al netto di tutto questo, credo sia chiaro che purtroppo questa lettura non mi ha entusiasmata e mi ha lasciata decisamente con l'amaro in bocca. L'idea originale è molto buona, però a mio parere non è stata sviluppata bene. I tanti punti di forza che contiene (o che dovrebbe contenere) come l'ambientazione medica e gli stessi trigger warning (autolesionismo e salute mentale) non vengono esplorati a dovere. Come ho detto, l'ambientazione medica è solo accennata e i trigger warning a un certo punto sembra che vengano dimenticati, per poi essere ripresi sul finale, ma vengono trattati con una rapidità che non rende giustizia alla loro complessità.

Mi sento un po' una voce fuori dal coro, perché dalle altre recensioni che ho letto di questo libro, sembra essere piaciuto molto. Mi rendo conto, quindi, che probabilmente almeno il 50% del mio giudizio è dato dalle aspettative che mi ero fatta che non sono state rispettate e dal mancato coinvolgimento con i protagonisti.

Spero, comunque, che la mia opinione, seppure critica, possa essere di aiuto all'autrice e alla casa editrice per poter fare un lavoro migliore in futuro, in maniera particolare nella cura dei dettagli per quanto riguarda le ambientazioni e le dinamiche di determinate tipologie di lavori. Soprattutto quando dovrebbero essere il motore trainante della storia!

Non riesco, quindi, a consigliarvi questo libro, ma vi lancio una sfida: provate comunque a dargli una possibilità e, se vi va, provate a farmi cambiare idea, almeno su qualcosa! Sono sempre aperta al confronto e al dialogo.

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