30 giu 2026

Recensione "Yellowface" di R.F. Kuang

Pensate sia possibile riuscire (tutto sommato) ad apprezzare una storia anche se la protagonista è così disturbante e detestabile che avreste desiderato prenderla a randellate sui denti per il 90% del romanzo?

Se la storia è scritta da Rebecca Kuang, credetemi: è possibile! Oggi vi parlo (finalmente) di Yellowface di Rebecca F. Kuang che ho piacevolmente ascoltato in audiolibro su Audible.



Titolo
: Yellowface
Autore: R.F. Kuang
Casa editrice: Mondadori
Data di pubblicazione: 21 Maggio 2024
Pagine: 382 p.
Genere: Narrativa Contemporanea, Thriller satirico
Ratings: ⭐⭐⭐,5
Trigger Warning: Razzismo, bullismo, cyberbullismo, menzioni di violenza sessuale

Trama: Che male può fare uno pseudonimo?
Juniper Song ha scritto un libro di enorme successo.
Però forse non è esattamente chi vuole far credere di essere.
June Hayward e Athena Liu, giovani scrittrici, sembrano destinate a carriere parallele: si sono laureate insieme, hanno esordito insieme. Solo che Athena è subito diventata una star mentre di June non si è accorto nessuno.
Quando assiste alla morte di Athena in uno strano incidente, June ruba il romanzo che l'amica aveva appena finito di scrivere ma di cui ancora nessuno sa nulla, e decide di pubblicarlo come fosse suo, rielaborato quel tanto che basta. La storia, incentrata sul misconosciuto contributo dei cinesi allo sforzo bellico inglese durante la Prima guerra mondiale, merita comunque di essere raccontata. L'importante è che nessuno scopra la verità.
Quando però qualcosa comincia a trapelare, June deve decidere fino a che punto è disposta a spingersi pur di mantenere il proprio segreto.
Un romanzo spassosamente tagliente che parla di diversità, razzismi, privilegi e appropriazione culturale. E dei limiti che non si dovrebbero mai superare.

Recensione: La storia segue le vicende June Hayward, una scrittrice bianca mediocre e poco conosciuta che assiste alla morte improvvisa della sua amica-rivale Athena Liu, autrice cinese-americana di enorme successo. Quando June trova un manoscritto inedito di Athena, decide di appropriarsene e pubblicarlo come proprio, modificandolo quel tanto che basta per renderlo apparentemente suo.

Da qui nasce un romanzo che non è soltanto una storia di furto letterario, ma soprattutto un viaggio nella mente di una narratrice inaffidabile (e altamente detestabile).

Il vero fulcro del libro è osservare come June costruisca continuamente giustificazioni per le proprie azioni (decisamente discutibili, il 99% delle volte). Il lettore assiste a un processo di autoassoluzione costante: June non si percepisce mai come la cattiva della storia, anche quando le sue scelte diventano sempre più incriminanti.

La Kuang ci mostra quindi quanto sia facile per una persona convincersi di essere la vittima anche quando è chiaramente la causa di tutti i suoi mali.
Probabilmente, però, l'elemento più riuscito del romanzo è proprio June: una protagonista profondamente antipatica, egoista e frustrante, che allo stesso tempo risulta incredibilmente credibile. Il lettore si ritrova così intrappolato nella sua mente, costretto a seguire tutti i suoi ragionamenti distorti e disturbanti. Questo crea una lettura quasi ossessiva, perché si vuole continuamente capire fino a che punto sarà in grado di spingersi.

Pur condannando chiaramente le azioni di June, il libro mette in discussione anche alcuni meccanismi della cultura online: il desiderio di trovare sempre un colpevole, la rapidità dei giudizi sui social e la trasformazione di ogni dibattito in uno scontro pubblico.

L'autrice offre una critica feroce all'editoria contemporanea, ai social media e al marketing dei libri. Ci mostra come il successo letterario non dipenda soltanto dalla qualità di un'opera, ma anche dall'immagine pubblica dell'autore, dalle strategie di promozione, dalle dinamiche di mercato e dalle aspettative culturali. Per chi lavora o vive nel mondo dei libri, questa parte è particolarmente interessante perché appare spesso estremamente realistica.

Ho trovato la lettura (ho meglio, l'ascolto) estremamente scorrevole e coinvolgente, con un senso crescente di paranoia che ci accompagna soprattutto nella seconda metà della storia. 

Un punto debole che ho riscontrato in questo romanzo, è probabilmente la poca caratterizzazione dei personaggi secondari: June infatti è così dominante come voce narrante che tutti gli altri personaggi, seppur di rilievo ai fini della storia, risultano meno sviluppati e un po' anonimi. Prendete Athena che, pur essendo il motore dell'intera vicenda, rimane sempre una figura sfuggente e quasi mitizzata.

Un'altra cosa che non ho particolarmente apprezzato questa volta, è che in alcuni passaggi l'autrice tende a rendere molto espliciti i temi che vuole affrontare. Ci sono momenti in cui la satira diventa quasi didascalica e il messaggio emerge in maniera meno naturale e più forzata rispetto ad altre parti del romanzo. Sappiamo che se la Kuang scrive un romanzo è per denunciare qualcosa a livello sociale, ma se in Babel ho trovato questo aspetto della sua scrittura più amalgamato con la storia, qui si percepisce più forte il distacco tra trama e denuncia. E alla lunga diventa un po' pensantuccio...

Il finale mi ha lasciata un po' con l'amaro in bocca, tanto che mi sono chiesta: "E quindi?". Mi è mancato qualcosa e, per certi versi, l'ho sentito un po' forzato.

Una cosa che comunque mi è piaciuta e rimasta, è il messaggio centrale della storia, che non è semplicemente "appropriarsi della cultura altrui è sbagliato", ma sembra voler mostrare qualcosa di più complesso. La Kuang cerca di dimostrare che le storie hanno potere, e chi ha il privilegio di raccontarle possiede anche il potere di controllare la narrazione. June, infatti, non ruba soltanto un manoscritto. Ruba una voce, un'esperienza e il diritto di raccontare una determinata storia.

Un altro messaggio fondamentale riguarda la costruzione dell'identità nell'era digitale. In Yellowface quasi nessuno è davvero ciò che appare: autori, influencer, editori e utenti dei social vivono all'interno di una continua performance pubblica. Ci troviamo di fronte a una riflessione sul successo, sull'invidia, sull'identità e sul bisogno disperato di essere riconosciuti. Dietro la satira dell'editoria che caratterizza questo romanzo, si nasconde infatti una domanda molto più universale: fino a che punto siamo disposti a spingerci quando sentiamo che il mondo ci deve qualcosa?

Sicuramente, non il libro migliore della Kuang, ma un libro che si fa leggere e che fa riflettere.


Date di lettura: 29 Aprile 2026 - 10 Maggio 2026

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